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GASTRONOMIA |
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L’Abruzzo della gola e del buon degustare. I ristoranti abruzzesi sanno stupire con le loro ricette
semplici, preparate con ingredienti genuini della terra e del mare, ma anche rappresentative
di elaborazioni raffinate e comunque di origine antichissima. |
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Le paste.
Il segreto è nel grano duro e nell’acqua limpida dei monti. La pasta fatta in casa assume le sembianze dei celebri
maccheroni alla chitarra, preparati con uno “strumento” composto di un telaio con sottili fili d’acciaio (somiglia ad una cetra). Il condimento è ragù
con carni di manzo, maiale, castrato ed anatra, o salsa d’agnello accompagnato da pecorino e guanciale. Gustosi anche i
maccheroni alla mulinara di Bisenti e
le sagnacce del Teatino. Senza per questo dimenticare i
ravioli alla ricotta. Tipiche del Teramano sono
le scrippelle, asciutte o in brodo. Ma sul mare ineguagliabili
sono i
frutti di mare sugli spaghetti o manipolati in cento altri modi.
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Le minestre.
Verdure, legumi per squisite zuppe. Raffinate nella preparazione sono
le virtù del Teramano, una minestra preparata con sette varietà di legumi secchi, sette verdure fresche, sette tipi di pasta e sette tipi di carne. Più semplici
le scrippelle, rosolate in padella ed immerse in brodo di gallina. |
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Il pesce.
Ottimo, sempre fresco. Il pesce dell’Adriatico, piccolo e saporito. Cotto nei più disparati modi. Non mancano i crostacei come le aragoste, gli astici e gli scampi. Tipico nella regione è
il brodetto, saporita zuppa di pesce e frutti di mare: scampi, merluzzi, seppie, triglie, sogliole, scorfani, palombi, cicale di mare, cozze e vongole. Piatto forte al nord come al sud della costa, il migliore viene conteso tra Giulianova e Vasto, in quest’ultima località viene servito in un tegame di coccio appositamente prodotto. Ricercata a Vasto è
la scapece, pesce fritto e conservato nell’aceto, dopo essere stato cosparso di zafferano di Navelli. |
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Le carni.
Particolarmente diffuso
l’agnello ed il castrato (il maschio della pecora), al forno o alla brace. Diffusi
gli arrosticini, carne ovina cotta con carbonella o legna. Triplette di agnello, torcinelli, pecora alla cottora o alla callara,
tacchino alla canzanese e fegato sono altre specialità diffuse nel territorio. |
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I dessert.
La tradizione dolciaria ricorda la pizza dolce, i
"calcionetti" ripieni di marmellata, pinoli e noci, i
"fichi maritati" con mandorle ed alloro, le
"sise delle monache", la "cicerchiata" ed il
"croccante" di mandorle, le "pizzelle o ferratele". |
I piatti tipici d’Abruzzo sono quanto di più diffuso.
In ogni dove si sentirà dire che è
lì che è possibile gustare il meglio della gastronomia regionale!
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UVE E VINI |
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L’Abruzzo, grazie alle sue condizioni climatiche particolari, alla conformazione del suo territorio (montagna, collina e costa) ed alle caratteristiche geomorfologiche, è terra rinomata, fin dai tempi antichi, per le uve ed i vini. Infatti, il terreno è costituito principalmente da arenarie, gesso e rocce provenienti da ceneri vulcaniche e le colline, in particolare, sono formate da arenarie ed argille-calcaree. Il poeta latino Ovidio, originario di Sulmona, scrive nel secondo libro dei Giovani Amores: "Sono a Sulmona, terzo dipartimento della campagna Peligna, piccola terra ma salubre per le acque che la irrigano... Terra fertile di grano e molto più fertile di uve". Parlando di "uve" e non "uva", Ovidio certamente alludeva alle varie qualità del prodotto. Se ne deriva che, già da allora, esistessero valide ragioni a ché la Valle Peligna fosse resa famosa nel mondo per i suoi vini. In quest'ultimo quarto di secolo la vitivinicoltura abruzzese ha raggiunto, a livello nazionale ed internazionale, i vertici del settore enologico e questo grazie al miglioramento qualitativo della produzione ed alla minore attenzione alla sola quantità. I principali vitigni coltivati in tutta la regione sono il
Montepulciano d’Abruzzo, il Trebbiano d'Abruzzo, il Sangiovese, il Trebbiano toscano, la Malvasia toscana, la Cococciola, la Passerina, il Pecorino e la Biancame.
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Un pò di storia dei due vitigni principali |
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Il vitigno Montepulciano d’Abruzzo occupa circa il 50% delle viti impiantate nella regione. Il nome di questo vino non ha nessun collegamento con il Nobile di Montepulciano (da vitigno Sangiovese) e l'omonimia risulta quindi puramente casuale.
Quest'ultimo, infatti, trae origine dalla città in cui viene prodotto, mentre quello abruzzese dal vitigno che caratterizza in maniera determinante l'uvaggio. Con certezza si può affermare che il vitigno Montepulciano è nato nell'abruzzese Valle Peligna, notizia confermata da uno scritto dello storico Michele Troia risalente al XVIII secolo, in un periodo, quindi, molto anteriore rispetto a quello in cui venivano accreditate al vitigno origini toscane. Dalla zona peligna, a seguito di numerose selezioni, si è adattato facilmente alle variazioni ambientali ed il suo diffondersi nei territori vicini è stato repentino.
Oggi lo si trova coltivato con successo nel territorio delle quattro province abruzzesi di Chieti, L'Aquila, Pescara e Teramo, ad una altitudine non superiore ai 500 metri s.l.m.. Per la produzione del Montepulciano d'Abruzzo, oltre al vitigno omonimo, concorre in minima parte anche il Sangiovese, di sicura origine toscana e, precisamente, della zona del Chianti.
Vinificando l'uva Montepulciano in assenza di vinacce, oppure con leggero contatto delle annate di scarso colore, al Montepulciano d'Abruzzo si affianca la specificazione
"Cerasuolo", come ad indicare il colore rosso ciliegia che lo caratterizza.
Il Cerasuolo non è di facile produzione: è, infatti, sufficiente un taglio anche minimo di altro vino per far sì che esso perda le sue caratteristiche organolettiche ottimali. Il colore si presenta rosso rubino intenso, con riflessi granato con l'invecchiamento; al naso risulta floreale e fruttato oltre che speziato.
Si abbina con i classici piatti ricchi di sapori e condimenti della cucina abruzzese e con tutte le carni rosse, di agnello, capretto, cacciagione o con le grigliate e formaggi a pasta stagionata.
Ottimo con i "maccheroni alla chitarra" o con i "fazzoletti al forno".
Temperatura di degustazione: 18°C. |
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La zona di produzione del vitigno Trebbiano d'Abruzzo è estesissima, praticamente tutta la regione.
Esso è ricavato dal vitigno omonimo ed ha un colore giallo paglierino chiaro o dorato. Il vitigno Trebbiano d'Abruzzo viene indicato anche con la denominazione di Bombino bianco. I suoi grappoli sono di media grandezza, di forma piramidale, alati e, secondo una visione alquanto fantasiosa, assomigliano ad un bambino con le braccia distese: di qui il nome di "Bambino" e poi di "Bombino".
Oltre al Trebbiano d'Abruzzo ed al Trebbiano toscano, anche se in minima parte, concorrono alla produzione di questo vino i vitigni Passerina e Cococciola, quest'ultimo di discreta vigoria, dalla produzione costante ed abbondante ed originario dell'Abruzzo. Il Trebbiano d'Abruzzo è un bianco asciutto e armonico, di buona acidità e ben fruttato.
Accompagna soprattutto piatti a base di pesce, antipasti saporiti, paste con sughi a base di pomodoro, minestre di legumi, pesce azzurro, di lago grigliato ed in umido, zuppe di pesce non troppo piccanti. |
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Le Docg (Denominazione di origine controllata e garantita) di questa regione:
Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane (2003).
Le Doc (Denominazione di origine controllata) di questa regione:
Montepulciano d'Abruzzo (1968);
Trebbiano d'Abruzzo (1971);
Controguerra (1996);
Terre Tollesi o Tullum (2008).
Le IGT (Indicazioni geografica tipica) di questa regione:
Alto Tirino, Valle Peligna, Colli Aprutini, Colline Pescaresi, Del Vastese o Histonium, Colli del Sangro, Colline Frentane, Colline Teatine, Terre di Chieti, Terre Aquilane o Terre de l'Aquila. |
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www.collineteramane.com
www.enotecaregionale.abruzzo.it
www.sommelier.it
www.bibenda.it
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02.06-16.06 / 25.08-01.09
7 giorni paghi 6 !! |
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2 persone, camper, roulotte o tenda, corrente, docce calde
01.05-11.06 /
01.09-31.10
Min. 4
notti 15,00 a notte Min. 14
notti 13,00 a notte
dal
11.06
al
09.07
Min. 4
notti 21,00 a notte
dal
09.07
al
29.07
Min. 4
notti 23,50 a notte
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